CHIEDIMI PERCHÉ SONO FELICE - cap. I
Notte.
Depongo le membra a sfiorare la quiete, a depositare i fardelli che quotidianamente raccolgo come missione, come destino, come percorso inconsapevole che perseguo a completarne il senso.
Cammino.
Una traccia che ti conduce come argine, come limite, come percorso che senti in cuor tuo di dover affrontare, assimilare.
Il silenzio avvolge la stanza, si propaga come calore a colmare i vuoti abbandonati dalla realtà, dalla luce, dalla percezione di quel reale che come sfida si pone innanzi al nostro sguardo ad amplificare l’anima, le percezioni, le infinite sfumature che a ritmo del tuo battito comprimono l’atmosfera.
Suoni ovattati si mischiano a pensieri che dal profondo sembra abbiano trovato la via di fuga.
Sembra che l’anima non veda l’ora di esprimersi proprio nel momento in cui ci stacchiamo dal tangibile, dal visibile, da tutti quegli stimoli a cui ci aggrappiamo per proseguire.
Si, proseguire.
Perché la vita è mobilità, movimento, spostamento da uno stato all’altro, da un ostacolo all’altro, da infiniti problemi che vissuti come paletti ci ancorano, che vissuti come opportunità ci liberano, che vissuti come argini ci proiettano verso il domani.
Siamo barche lanciate su torrenti, a sfiorare il tangibile per vivere la realtà, la nostra realtà, la capacità di amplificare le sensazioni arricchendole di noi stessi.
Io non ho paura della morte ma nostalgia della vita.
Io non ho l’euforia della follia ma l’emozione della poesia.
Io non sento mia la sconsiderata sfida del reale ma il coraggio di cavalcare le onde della vita per imparare, per capire, per condividere, per scoprire.
Io ogni istante imparo, maturo, comprendo.
Non c’è una realtà assoluta ma un’assoluta realtà, il vissuto, la capacità di sentirsi ricchi nella povertà, pieni nel vuoto.
Perché il vuoto viene vissuto nel reale come mancanza. Io nel vuoto vivo la pienezza della vita, d'opportunità di poterlo colmare di ogni mia attitudine, ogni mia capacità, l’opportunità nobile di colmare in umiltà ogni spazio per essere migliore.
La vita per me è questo.
Non è un obbligo ma uno scopo.
Non siamo qui per inseguire l'apice che mai arriverà.
Non siamo qui per ritrovarci un passo avanti agli altri.
Non siamo qui a conquistare e depredare.
Non siamo qui per avere ma per essere.
Siamo qui per esistere, per vibrare col prossimo amplificando il meglio di ogni sensazione.
Ammetto di aver sofferto, vissuto, pianto, amato.
Io nella sconfitta ho scoperto la forza, la mia capacità di resilienza, di esistenza.
La vittoria non è eccellere ma avere la capacità di sorridere davanti alla sconfitta, la forza di non arrendersi, la voglia di sollevarsi, l’umiltà di elevarsi.
Non esiste un viaggio che non abbia fermate, accelerazioni e cadute.
Non esiste una fine senza un inizio.
Non esiste una salita senza discesa.
Siamo anime aggrappate su sfumature di colori, che vivono nelle pieghe della vita, che raccontano di se’ nelle rughe, in tutti I sorrisi vissuti, donati.
Nell’intensità di quelle lacrime che scorrendo sul viso scavano solchi intensi di vita, di emozioni consumate, di energia condivisa, di vita amplificata.
Ogni scambio, ogni rapporto mi ha sempre arricchito, donato un domani, un fardello che nel peso della propria natura segna il mio passo, che gravando sul terreno lascia la mia impronta, incisa con forza a delineare il mio essere, ricca nella compressione di tutto il valore che mi rappresenta, tutte le fatiche che mi hanno forgiato, cambiato, mutato di giorno in giorno come marmo scolpito da un folle scultore.
Io sono cosi, un puledro lanciato verso il mare, pronto a sfidare l’infrangersi delle onde per gioire dell’incontro , dello scambio, di quel calore che da un sorriso condiviso si dipinge d’emozione sulle gote, come il sole che fende l’oscurità per manifestare la sua presenza, che dipinge le colline per estruderne le alture, come il vento che sferza i campi e conduce la fertilità.
Non esistono percorsi inutili, empie emozioni.
Ogni stato muta nella compenetrazione, nella sommatoria di tristezza e gioia, di amore e odio, di essere ed avere, di tenerezza e ruvidità.
La vita è quel fiume in piena che ti conduce dalla sorgente alla foce, che ti trascina e ti invita al movimento, che accelera e rallenta seguendo il delineo del reale per far sapere chi sei.
Ogni pietra non è un ostacolo ma un’opportunità, un trampolino di lancio sul tuo io, come rondine lanciata nello spazio pronta ad aprire le ali per fendere le correnti, per seguire il calore ed elevarsi a guardare l’orizzonte, raccontandosi nell’armonia del suo volo sul vuoto.
Io sono come il calore che percepisci in carezza sotto i palmi, quel battito che galoppa possedendo lo spazio e il tempo, la vita e l’amore eterno.
Io esisto perché sono, sono perché amo.
Per questo esulto e dico, “Chiedimi perché sono felice”.
Io vivo di istanti, di emozioni, di tutte quelle sensazioni che ci alimentano, ci cambiano.
Io vivo come pittore che possiede la tela incidendo di colore la sua forza ed il suo amore.
Come il contadino che afferra la vanga per far germogliare il terreno irrorandolo d’amore.
Io sono cosi, come l’equilibrista che impavido affronta il vuoto, la profondità dell’animo, che vive le paure come trampolini e non come ostacoli, che punta l’orizzonte come ossigeno per irrorare I polmoni, per elevare lo spirito, per affrontare quello che in sicurezza ti bloccherebbe, quello che pulsa fra le dita, il pieno colore che innonda le tele dividendo onda di rinnovamento, ossigenazione di mente e corpo.
L’equilibrio che ti fa valicare le vette, che ti proietta avvolgendo di luce le ruvidità di dimensioni e ombre.
Io vivo li tra luce ed ombra, tra il chiaro e lo scuro, nella sfumatura dell’emozione, nella vibrazione della pulsazione.
Li dove un sorriso, una carezza sul viso fa galoppare il cuore e trova un senso nel dissenso.
La mano che costruisce sulle macerie.
Il cuore che ricuce le lacerazioni.
La fantasia che colma di significanti.
Anteprima del primo capitolo del romanzo "Chiedimi perché sono felice" di Marco Musso, attualmente in scrittura e in distribuzione nel 2025.
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