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mercoledì 9 aprile 2014

L'Emozione - di Marco Musso

L'emozione sussurra alla vita,
la forza,
la scelta,
il tempo,
la continua dipartita.
L'emozione si sente fra le frasche del bosco,
quando un vento irriverente
svela il trucco e la sua impalpabile presenza.
L'emozione non è uno scrigno,
un segno,
un ristretto, ottuso contenitore.
L'emozione vive tra le vissute parole.
L'emozione non si fa possedere,
come femminile visione vuol farsi conquistare,
nel tango del cuore tra forza e timore,
con avanzate e ritorni,
come sfiorate ondate di spuma,
con delicate carezze che di brezza parlano al cuore
e nel calore smuovono a commozione.
L'emozione non ha un solo linguaggio,
un modo,
concedetemi sarebbe volgare
nell'imporsi in dittatura con una sola via.
L'emozione è pensiero superiore,
vive nella vita e risorge dalla morte.
L'emozione non è lineare,
una strada volta alla meta,
è un intenso intonso canovaccio
pronto nello sforzo a divenire sudario,
un stretta via, una mareggiata
e tra i caruggi del cuore
l'emozione e' pronta a divenire tra le note poesia.
L'emozione non è fragilità in commozione,
la debolezza del vivere,
ma la nostra natura in forza e forma
di raccontarci come esseri umani.
L'emozione non è l'inizio e la fine
ma il viaggio come stella cometa.

Marco Musso - Milano 09 aprile 2014 10.20 a.m.

https://www.facebook.com/notes/marco-musso/lemozione-di-marco-musso/10152378332240522

mercoledì 2 aprile 2014

Il nodo della relazione - di Marco Musso

Stringe come fune
un contatto in relazione,
ogni volta che due sguardi
come punti distanti,
come stelle di infinite costellazioni,
divengono in contatto
filo conduttore
di una comune connessione.
Stringono come necessità di vita
il tempo e l'amore,
la voglia e la passione,
la forza e la follia,
la rabbia e la malinconia.
Ogni corpo che liberamente apre il proprio essere,
ogni mente che rivela la condivisa profondità
senza il timore di svelare ogni debolezza in sfumatura,
senza la foga di costruire una apparente certezza,
vive una relazione,
come chiave che di mandata in mandata
serra come nota di violino
l'inizio di una nuova opera del destino.
Ogni animo in relazione
dona e prende,
tira e molla,
piega e raddrizza
il canovaccio dell'amore,
nel diffondersi come inchiostro su un intonso spazio
della vita e dell'amore.
Ogni relazione
è conduttore di pensieri e parole,
silenzi e dissensi,
sussulti e pretesti.
Ogni animo cerca la propria riflessione
per completare un'immagine
nella completezza della congiunzione.
Non esiste relazione
che non sottenda un nodo di contatto,
una stretta di avvolgente condizione.
Ogni nodo stringe il senso di una coppia,
come formula matematica
che in moltiplicazione
accarezza lo scambio libero del fattore.
Ogni inzio ha la sua fine
quando il nodo di una relazione,
da sicura di una costante presenza,
diviene senso della relazione stessa,
come costrizione dell'aria e dello spazio circostante,
come limitazione del proprio essere per non sottrarre,
come invidia del mutuo crescere,
come stretta fra un sentiero che come fiume
in libertà accoglie il sereno flusso
e in costrizione esonda per mancanza di un proprio spazio.
Ogni relazione ha un suo nodo
come fulcro dello scambio,
come centro del senso stesso dell'amore,
come magica formula che in amore amplifica
e in odio dissolve.
Ogni relazione nasce libera di essere ali di farfalla,
come stella cometa che illumina la sera
quando avvolta dal reciproco desiderio
propaga la propria essenza
amplificando il proprio essere nel sogno.
Tutto nasce e giunge qui
al punto del discorso,
al nodo della relazione,
alla forza di un legame che per ogni coppia
è abbraccio che amplifica la forza
o stretta che soffoca l'evoluzione.

Marco Musso - Milano 02 Aprile 2014 02.06 a.m.

martedì 1 aprile 2014

Andando, Amando, Vivendo - di Marco Musso

Gocce come frecce
incidono l'aria,
questo cielo intenso
di anime ed ombre
che nel sospiro solleva la sera,
in fantasia disegna il vapore,
nel pianto trafitto di luce il colore,
in questo cesto di aurore
avvolte al gesto per tinteggiare d'infinito l'atmosfera.
Passo dopo passo
si possiede un cammino,
una strada, una via,
l'incontro, il verso,
il contatto e la mia direzione.
Segni del tempo,
segni d'emozione,
come solchi che di vissuto
piovono al mondo
colmando il reale di creduto e di posseduta emozione.
Anima mia,
come seta che dal calor si muove
flettendosi come corpi uniti all'aria,
come steli al sospiro d'essenza della danza,
in quest'avvolgersi d'emozioni,
di pensieri s'adombra,
di stridenti convulse sensazioni si colma.
Cielo,
come perenne irraggiungibile irrazionalità,
avvolgi di terso calore un percuotersi di condizioni,
come destino d'estensione,
come desiderio di evoluzione,
come la mia mano che sfiora la tua,
nell'infrangersi di una lacrima a benedire il contatto,
come il mio sguardo che cerca il tuo,
come l'essere senza avere,
come il cerchio e come il bicchiere,
colmi in perferia nel contatto
tra corpo e labbra,
tra senso e rabbia,
nel desiderio di arco che estendendosi
batte il tempo dell'amore,
come note che dal cuore stridono la vita alla ricerca della reazione,
di quella pulsazione che invade petto e vene
in un'esondazione d'amore che porta il cuore a battere
come pentagramma di un folle autore
fino all'apice del percepire,
fino al limite del vivere,
fino al punto in cui non siamo più corpi ma un solo noi.
Musica che di magia possiedi la chiave del mondo
schiudi le paure e dimenati fra note e fluttuanti parole,
come poeta che nasconde le fragilità fra altosonanti versi di libertà
che stringono il petto d'emozione,
come ballerini che nel contorcersi della vita
corteggiano il destino e spingono ogni disperso amante intorno al focolare,
come universi infiniti alla ricerca della luce,
della congiunzione di particelle unite prima dell'esplosione,
come chi corteggia la pulsazione per urlare nella dolcezza dell'amore.
Vola l'emozione
come mattini bagnati di calore,
come tempesta che invade il mare,
come terrore che frusta di luce il reale,
come vibrazioni di corpi che compenetrano le passioni
divenendo poli d'attrazione di elettriche condizioni.
Genuflettendosi la musica china il capo,
di nobiltà accoglie il plauso del neofita amatore
che irrorato di vita
sgrana gli occhi innanzi a cotanta meraviglia,
come bimba che di 4 anni dalla musica è rapita,
come un crescendo di vibrazioni che ti fanno sbattere l'amore
su ogni corpo a produrre musica ed emozione,
come luce che tra sogni ed energia diviene coperta di costellazioni,
come lucciole raccolte a dipingere la paura del buio con la profondità delle emozioni,
come la forza che nelle note diviene mareggiata di vitale ardore,
come puledro lanciato verso l'ignoto
che tra turbini di trascinante goliardia
respira la vita
tra armonia e passione,
in una convulsa lotta verso l'apice dell'amore.

Marco Musso - Milano 01 Aprile 2014 02.27 a.m.

Poesia nata dalle sensazioni raccolte alla visione ed ascolto dell'emozionante opera "Andando, Vivendo" diretta da Charly Cartisano ed interpretata con magnifica energia e fluttuante melodia da Saule Kilate, come umile omaggio e come ringraziamento per aver saputo raccogliere nel contenitore del tempo la forza della musica e di tutte le emozioni umane.

https://www.facebook.com/SAULE.KILAITE.VIOLIN

https://www.facebook.com/events/261126730731741/

martedì 25 marzo 2014

La poesia di primavera - di Marco Musso

Scorre fra le dita
il filo della vita,
sottile come le possibilità,
tenace come la tua caparbietà.
Scorre libero
fra steccati di sfiorato confine,
il vitigno del cuore
fra spazi lasciati vuoti dalla stessa vita,
come prova,
come scusa,
come luogo da impregnare
con le temperature delle tue emozioni,
con il colore delle evoluzioni del tuo essere,
del tuo incidere il selciato per lasciare un passo,
con l'ironia mesta della poesia,
che sfiora in nobiltà ogni animo
lasciando conquistarsi solo dal più fragile,
dal più sensibile,
da quell'individuo che si distingue in capacità
per essersi nascosto tra le sfumature delle sue ombre
e la luce accecante del mondo circostante.
Vola così di sorpresa,
come il passo che cedendo sulla terra ferma,
incontra nel timore la paura del vuoto,
il terrore del silenzio ove prender quota,
ove colmare di personalità ogni nota,
ove divenire da essere immobile
fenice di fantasia,
piuma che leggera per il suo essere energia
fende l'aria tersa di emotività e candore,
onorando la stessa fertile esistenza a capo chino,
come danza che si tinge d'arte per divenire espolosione d'emozione,
come parole abusate che si impregnano di convulse vibrazioni.
La poesia è così,
come primavera del cuore pronta a sbocciare
quando il calore d'amore gonfia le vene,
come vele possedute da un vento ribelle che spinge
l'arenato corpo verso la leggerezza delle proprie pulsazioni,
quel battere violento dell'amore senza tempo,
di istanti che percuotono i confini imposti dal corpo, dal tempo,
per far tremare la carne come violino di vita,
come corde sospinte all'evoluzione di questa ode
chiamata nell'apice del suo manifestarsi amore.
Rimani così immobile,
come radice che ti ha creato,
come proiezioni di estesi rami
che di foglie si cospargono in colore,
estendendosi in audacia verso il cielo ed il sole,
come pennelli impugnati da una ribelle natura
che tinge come fosse un uguale passaggio
la vita e la morte
in una festa di vitali pigmenti di valore.
Cosi la commozione prende il sopravvento,
ogni istante diviene eternità di questo calore,
di un continuo tramutarsi di stati e di evoluzioni,
di stagioni che evaporando conducono la vita,
i giorni e le occasioni,
tutte queste sensazioni che ci guidano in un cieco cammino,
afferrandoci dal cuore per strappare dalla fetale posizione
tutte le sensazioni che hanno sempre fatto maturare come frutti
civiltà e persone,
menti e pensieri,
frasi e sonetti,
accompagnando ogni essere vivente dall'amore al niente.
Soli come mano che in strumento sferza il vento,
il nostro sguardo perde il senso,
ogni direzione,
affossato nelle nostalgie diviene solitudine e comprensione,
un insieme di soffocate, silenti parole che si raccolgono in evaporazione,
divenendo quella goccia che percorrendo il delineo,
tra rughe e fossi d'espressione,
intaglia un viso ormai consunto
trasformando una lacrima di passione
in un volo di fertile, penetrata irrigazione.
Si chiude qui al crepuscolo ogni pensiero,
ogni certezza ed ogni credo,
la realtà che in sospensione
come aria diviene ossigenazione,
percorso che in timore vibra come arco per scagliare la sua freccia,
come cuore pronto ad implodere
tra vellutati ricordi e contorti timori.
Afferrati dall'animo ribelle
i pensieri prendono corpo,
vestendosi di fluttuanti emotività,
traspirate esistenze,
corrugate velleità.
Tra armoniche e palpitanti verità
il nostro cuore flette il suo galoppo
al riflettersi di un sogno.
Tra proiettate realtà
si schiude il nostro essere
per farsi condurre in deformate aurore
come luce emozionata in tinte di colore.
D'arcobaleno si veste l'emozione,
la parola che da sola diviene verbo, evoluzione,
come gesto,
un sospiro,
quell'ansimare di anime e corpi incerti del destino,
smarriti nel cammino,
desiderosi di compiere ogni sofferto giorno come pegno,
per ritrovarsi avvolti in un paradisiaco emisfero
nel consolante svolgersi di un cielo tappezzato
di speranze e costellazioni,
come i sogni e tutte le nuove occasioni.
Noi siamo fragili rami,
aggrappati al tronco della vita,
all'inseguimento della morte come consolazione,
dell'amore come pulsazione,
della speranza come mutazione,
della gioia come nostalgica ammirazione.
Noi,
esseri incapaci di permanere inermi alla vita ed agli stimoli,
barcolliamo in equilibrio,
tra malinconia ed ilarità,
come il senso profondo del nostro essere
cuori ribelli
tra sconfitte e sogni.

Marco Musso - Milano 25 marzo 2014 01.57 a.m.

giovedì 27 febbraio 2014

Una coperta di brividi tra stelle di simili - di Marco Musso

Impalpabile come luce, come suono
permaniamo in bilico
come se il nostro essere
fosse abbarbicato sulla cresta dell'onda,
su una corda in tensione
tra il presente ed il passato,
come se in divenire ogni cosa ritrovi il proprio avvenire.
Frasi che di differenza parlano la medesima lingua del contatto
contaminano in relazione
il tempo consumato e quello ritrovato,
la relazione tra il tangibile ed il percepibile,
come domande a risposte che lasciano spazio alla capacità d'amare
che trovano la profondità nel calore che sulla pelle sprigiona dubbi e brividi,
l'ombra dell'ignoto,
la presenza di chi nell'assenza ha raccolto il valore,
il senso di quel che non puoi spiegare,
padri e madri che ritornano
ad accarezzare la forza delle emozioni,
stelle che tagliano la paura dell'ignoto,
risposte cercate erroneamente nel vuoto,
nell'oggettività di quel che nell'essere tangibile non puoi interpretare.
La vita ti fa capire quando sei capace di vivere,
quando senti la forza della fragilità,
quando ti fai consolare dall'eternità,
quando riesci a sentire chi non c'è più nell'emozione,
nei segni di incontri ed evoluzioni,
in tutte quelle parole che fischiano nell'inconscio,
proprio lì quando donando l'umiltà del proprio io al prossimo
la vita si rivela con lo specchio di anime riflesse,
segni e prove che nell'unità diventano contesto del nostro futuro,
terreno fertile che si rinnova nell'amore e nelle prove,
come sogni pronti a rivivere
come coperta di brividi fra stelle e simili,
come se proprio nell'intangibile
la vita sveli il suo segreto,
il senso di questo vivere,
proprio dove vorresti smettere perché non simile,
proprio in bilico sul baratro dove il proprio essere inizia a parlare
ad urlare la forza di essere debole.
La vita è facile
se comprendi che il suo essere
si amplifica nel credere, nel cedere,
nell'accogliere il fremito che percepisci
quando abbandoni la certezza,
la folle fuga verso il concreto,
percorsi già fatti da altri che non ti appartengono.
La vita è occasione,
passione,
fragilità ed emozione.
La vita ti parla negli errori, nei sussulti, nelle sfumature delle proprie percezioni
che come limo fertilizzano in torrente
ogni persona e sponda sfiorata,
quella carezza della sera che in pioggia si commuove
davanti al valore vero delle persone.
Ama, vivi,
trema e scambia.
Condividi, rifletti,
piegati per risalire.
La vita in fondo è quel soffio di fragilità
che nelle pieghe racconta la tua immensità.
Marco Musso - Milano 26 febbraio 2014 19.57

venerdì 14 febbraio 2014

A.A.M. In nome dell'Amore - di Marco Musso

Parole inseguono parole,
come vagoni di infiniti treni in fuga dalla realtà,
dall'amena crudeltà della vita di chi nel vuoto vuole edificare la propria città.
Parole come carburatore di emozioni che si intrecciano,
che come vite assorbono il calore dei buoni sentimenti per divenire l'avvenire,
per divenire frutti da gustare alla soglia di ogni realtà e stagione,
innanzi alla vita ed alla morte,
alla gioia ed a qualsiasi forma di dolore o sorte.
Parole che si inseguono a modificare sfumature che parlano di noi,
della capacità di chi nell'amore ritrova ogni collettore,
di chi nei sentimenti muore e risorge come il sole,
pronto a far sognare ogni essere ed a far rinascere ogni natura ed ogni vita
dopo il sogno infinito di una notte.
Non c'e' un inizio od una fine,
non c'e' un percorso senza ragione o sconosciuta direzione,
non c'e' relazione che non nasca dall'amore,
dalla vera complicità di vibrare a chilometri di distanza per la felicità o la tristezza,
per un turbine di sentimenti che in qualsiasi direzione conduce due anime a sentirsi,
a viversi ed a compenetrarsi nell'amore.
Io l'ho conosciuto,
l'amore,
il sentimento,
quella sfumatura della vita da tutti ignorata,
ricercata nell'oggettività di stereotipi confezionati che puoi toccare solo con la mano,
che conducono all'apparenza e a vissuti di breve intensità.
Io l'amore l'ho sfiorato,
irrorato,
vissuto ed idealizzato.
L'amore e' l'unica ragione,
il senso davanti ad ogni dissenso,
la capacità di condividersi come un'unica entità,
la capacità di completarsi con un passo indietro,
non nella sconfitta ma nella vittoria della complicità della condivisione,
come additivi di un'infinita miscela.
Corde di violino che sfiorate dalla brezza del percepito
vibrano in ode per la vita e la natura,
avvolgendo di brividi i corpi pronti all'amore,
pronti a viversi e compenetrarsi,
a raggi di infinita impalpabilità
che in umiltà chinano il capo al sole
per ricevere in premio indietro calore.
Amore intenso,
amore vero,
amore che non ha inizio o fine,
che non ha motivo o calcolata ragione,
amore che ti unisce sopra ogni tensione,
che mostra al mondo la sua intensità quando e' vero,
quando brilla negli occhi come rugiada di delicato risveglio,
quando non cerca l'appagamento o l'esposizione.
L'amore vero vive in ogni passo indietro per far precedere il complementare
che nella complicità formerà l'insieme di un'eterna evoluzione.
Amore come seme, come fulcro,
come percorso da vivere ogni istante come fosse la prima volta,
come pulsazione che in battere
suona ogni sentimento come opera musicale,
come pentagramma posseduto dalla vita stessa,
dove ogni nota incide nel tempo quel che l'apparenza insegue da sempre,
la forza della complicità sguardo nello sguardo,
come ironico sberleffo a quello che amore vero non e',
alla violenza ed all'imposizione di un sentimento
volgare per la sua natura di innaturale trasporto,
svuotato dalla ragione stessa dell'amore, la condivisione.
Io ho conosciuto l'amore,
come essere umano ho abbracciato la fortuna,
la visione dell'eterno idillio di non aver paura,
di sentirsi forte nelle emozioni perche' donate e ricevute,
perche' come ogni mattone
le mie emozioni edificano un futuro e l'eternità di ogni intento ed intenzione,
come cerchio che percorso in qualunque direzione
porta costantemente ed in sicurezza
dall'inizio alla fine sempre al primo punto d'incontro.
In nome dell'Amore scopro ogni carta,
ogni mia più velata timidezza,
e davanti ad un tramonto da favola,
racconto in questo mio dipinto
l'intensità di ogni colore che come emozioni
imprimono nella loro profondità la loro natura,
la forza delle emotività che smuovono ogni sogno all'orizzonte
facendoti volare come anima sopra ogni piccola ed insignificante reazione.
Io ho conosciuto l'amore,
la verità della vita, del dolore, della gioia e della condivisione.
L'amore lo senti solo se lo vivi ogni giorno,
nelle attese e nelle intense sorprese,
nel desiderio di condividere ogni tipologia di sensazione
perche' senti sulla pelle e nel cuore
l'esplodere di un torrente di comune direzione
volto a farsi trasportare dalla passione per amplificarsi
come propagazione di una sincrona melodia,
note che dipingono quel libro che possiede i nostri contorni
e nel diffondersi del colore parla di noi.

Marco Musso - Milano, 14 febbraio 2014 18.28

lunedì 20 gennaio 2014

Ti regalerò nell'ultimo soffio la vita - di Marco Musso

Ti regalerò questo soffio di vento,
la brezza che da lontano
raccoglie l'emotività del cuore
per trasportare nella malinconia la mia anima,
per congelare in un istante la mia sincerità,
la volontà di apparire per quello che si è senza filtri,
pronti a farsi mettere in croce
nella piena consapevolezza di quello che realmente si è.
Ti regalerò la mia vita,
una manciata di vittorie
preziose per il loro scarso numero,
ricche di tutto l'impegno e la fatica per conquistarle,
colme della mia umiltà
di non ergerle come mio vessilo ma come doblone del cuore
da racchiudere nei miei pensieri,
nei ricordi e in tutti gli anfratti della mia anima
per poterli ritrovare nei momenti di sconforto,
luminosi nella loro capacità
di essere segno d'impegno e non di distinzione.
Ti regalerò il mio nome,
la mia natura,
il mio essere contenitore di umane paure,
di errori da afferrare in un pugno per non replicare,
da conservare per arricchirsi nelle scuse,
come semi da premere nella fertilità per ergersi come piante nuove,
umili nel volgersi al sole,
forti per la capacità di vincere l'omertà con la forza del cuore.
Ti regalerò le mie emozioni,
parole che hanno camminato la mia vita
come passi in fila, giorno dopo giorno,
verso la libertà della mia maturità,
verso quell'ultimo respiro
che come il primo da bambino ha intagliato sul mio viso un sorriso.
Ti regalerò il mio essere davanti ad ogni oscurità
coperta di costellazioni
dove morire ogni sera
tra sogni ed infinite illusioni.

Marco Musso - Milano 20 gennaio 2014 23.37