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lunedì 7 ottobre 2024

 CHIEDIMI PERCHÉ SONO FELICE - cap. I


Notte.

Depongo le membra a sfiorare la quiete, a depositare i fardelli che quotidianamente raccolgo come missione, come destino, come percorso inconsapevole che perseguo a completarne il senso.

Cammino.

Una traccia che ti conduce come argine, come limite, come percorso che senti in cuor tuo di dover affrontare, assimilare.

Il silenzio avvolge la stanza, si propaga come calore a colmare i vuoti abbandonati dalla realtà, dalla luce, dalla percezione di quel reale che come sfida si pone innanzi al nostro sguardo ad amplificare l’anima, le percezioni, le infinite sfumature che a ritmo del tuo battito comprimono l’atmosfera.

Suoni ovattati si mischiano a pensieri che dal profondo sembra abbiano trovato la via di fuga.

Sembra che l’anima non veda l’ora di esprimersi proprio nel momento in cui ci stacchiamo dal tangibile, dal visibile, da tutti quegli stimoli a cui ci aggrappiamo per proseguire.

Si, proseguire.

Perché la vita è mobilità, movimento, spostamento da uno stato all’altro, da un ostacolo all’altro, da infiniti problemi che vissuti come paletti ci ancorano, che vissuti come opportunità ci liberano, che vissuti come argini ci proiettano verso il domani.

Siamo barche lanciate su torrenti, a sfiorare il tangibile per vivere la realtà, la nostra realtà, la capacità di amplificare le sensazioni arricchendole di noi stessi.

Io non ho paura della morte ma nostalgia della vita.

Io non ho l’euforia della follia ma l’emozione della poesia.

Io non sento mia la sconsiderata sfida del reale ma il coraggio di cavalcare le onde della vita per imparare, per capire, per condividere, per scoprire.

Io ogni istante imparo, maturo, comprendo.

Non c’è una realtà assoluta ma un’assoluta realtà, il vissuto, la capacità di sentirsi ricchi nella povertà, pieni nel vuoto.

Perché il vuoto viene vissuto nel reale come mancanza. Io nel vuoto vivo la pienezza della vita, d'opportunità di poterlo colmare di ogni mia attitudine, ogni mia capacità, l’opportunità nobile di colmare in umiltà ogni spazio per essere migliore.

La vita per me è questo.

Non è un obbligo ma uno scopo.

Non siamo qui per inseguire l'apice che mai arriverà.

Non siamo qui per ritrovarci un passo avanti agli altri.

Non siamo qui a conquistare e depredare.

Non siamo qui per avere ma per essere.

Siamo qui per esistere, per vibrare col prossimo amplificando il meglio di ogni sensazione.

Ammetto di aver sofferto, vissuto, pianto, amato.

Io nella sconfitta ho scoperto la forza, la mia capacità di resilienza, di esistenza.

La vittoria non è eccellere ma avere la capacità di sorridere davanti alla sconfitta, la forza di non arrendersi, la voglia di sollevarsi, l’umiltà di elevarsi.

Non esiste un viaggio che non abbia fermate, accelerazioni e cadute.

Non esiste una fine senza un inizio.

Non esiste una salita senza discesa.

Siamo anime aggrappate su sfumature di colori, che vivono nelle pieghe della vita, che raccontano di se’ nelle rughe, in tutti I sorrisi vissuti, donati.

Nell’intensità di quelle lacrime che scorrendo sul viso scavano solchi intensi di vita, di emozioni consumate, di energia condivisa, di vita amplificata.

Ogni scambio, ogni rapporto mi ha sempre arricchito, donato un domani, un fardello che nel peso della propria natura segna il mio passo, che gravando sul terreno lascia la mia impronta, incisa con forza a delineare il mio essere, ricca nella compressione di tutto il valore che mi rappresenta, tutte le fatiche che mi hanno forgiato, cambiato, mutato di giorno in giorno come marmo scolpito da un folle scultore.

Io sono cosi, un puledro lanciato verso il mare, pronto a sfidare l’infrangersi delle onde per gioire dell’incontro , dello scambio, di quel calore che da un sorriso condiviso si dipinge d’emozione sulle gote, come il sole che fende l’oscurità per manifestare la sua presenza, che dipinge le colline per estruderne le alture, come il vento che sferza i campi e conduce la fertilità.

Non esistono percorsi inutili, empie emozioni.

Ogni stato muta nella compenetrazione, nella sommatoria di tristezza e gioia, di amore e odio, di essere ed avere, di tenerezza e ruvidità.

La vita è quel fiume in piena che ti conduce dalla sorgente alla foce, che ti trascina e ti invita al movimento, che accelera e rallenta seguendo il delineo del reale per far sapere chi sei.

Ogni pietra non è un ostacolo ma un’opportunità, un trampolino di lancio sul tuo io, come rondine lanciata nello spazio pronta ad aprire le ali per fendere le correnti, per seguire il calore ed elevarsi a guardare l’orizzonte, raccontandosi nell’armonia del suo volo sul vuoto.

Io sono come il calore che percepisci in carezza sotto i palmi, quel battito che galoppa possedendo lo spazio e il tempo, la vita e l’amore eterno.

Io esisto perché sono, sono perché amo.

Per questo esulto e dico, “Chiedimi perché sono felice”.

Io vivo di istanti, di emozioni, di tutte quelle sensazioni che ci alimentano, ci cambiano.

Io vivo come pittore che possiede la tela incidendo di colore la sua forza ed il suo amore.

Come il contadino che afferra la vanga per far germogliare il terreno irrorandolo d’amore.

Io sono cosi, come l’equilibrista che impavido affronta il vuoto, la profondità dell’animo, che vive le paure come trampolini e non come ostacoli, che punta l’orizzonte come ossigeno per irrorare I polmoni, per elevare lo spirito, per affrontare quello che in sicurezza ti bloccherebbe, quello che pulsa fra le dita, il pieno colore che innonda le tele dividendo onda di rinnovamento, ossigenazione di mente e corpo.

L’equilibrio che ti fa valicare le vette, che ti proietta avvolgendo di luce le ruvidità di dimensioni e ombre.

Io vivo li tra luce ed ombra, tra il chiaro e lo scuro, nella sfumatura dell’emozione, nella vibrazione della pulsazione.

Li dove un sorriso, una carezza sul viso fa galoppare il cuore e trova un senso nel dissenso.

La mano che costruisce sulle macerie.

Il cuore che ricuce le lacerazioni.

La fantasia che colma di significanti.



Anteprima del primo capitolo del romanzo "Chiedimi perché sono felice" di Marco Musso, attualmente in scrittura e in distribuzione nel 2025.

@freemoviement.com @marcomusso





giovedì 23 dicembre 2021

Sulla soglia della vita - di Marco Musso

Scorre,
come corrente che di forza porta via,
come torrente che in fuga vola via,
come questa vita
in equilibrio perenne tra le emozioni 
in bilico tra il susseguirsi di gioie e di dolori.
Fugge,
scardina e distrugge
ogni ostacolo,
ogni cecità che si frappone.
Esonda,
quando la forza è prevaricazione,
quando la violenza soffoca l’amore,
quando l’odio sembra forza
ma invece nel suo contenitore,
di onore e di valore,
è solo il culmine del vuoto.
Sfoglia,
ama,
lotta,
non arrenderti ma lotta,
come sogni aggrappati ai rami,
come emozioni pronte a piovere,
a colmarci
sulla soglia o sul baratro
del nostro percepire.
Uno scalino che gratifica,
che amplifica,
che nel far capolino,
in curiosità e fatica,
ci dona un passo in più.
Scrolla,
come vento,
come neve,
come il peso del candore che in gravità
muove e smuove ogni cosa.
Quanti se,
quanti ma,
quante attese,
quante arrese.
Quante emozioni evaporate.
Quante sensazioni
strappate e stampate sulla pelle.
Quante volte in cui avresti voluto vincere,
quante volte in cui avresti voluto smettere.
Ed invece,
sconfitto a terra hai compreso,
perso e disperso nel dolore hai appreso,
che ogni volta eri pronto a ricominciare,
pregno d’energia rialzandoti
avevi già sconfitto il dolore,
avevi capito nel volo di in una lacrima
di aver vinto in amore la vita.
Amore,
quanta energia,
quale magia,
quale forza a cui ci aggrappiamo,
per tutte le volte in cui ci è mancato.
Stretto,
ne comprendi il valore in apnea,
come bolla di ossigeno,
come sospiro che ti manca
quando senti il bisogno
ogni istante di amare.
E allora ti alzi in piedi,
dal terreno ti sollevi
con le ultime energie che possiedi,
sollevi lo sguardo in umiltà al cielo
e con coraggio afferri
quell’ultimo sospiro,
l’assenza della presenza,
la forza nella disfatta,
la passione che smuove
come macigno con coraggio
ogni istante il cuore.
Come onda,
come locomotore,
sfondi ogni ostacolo ed ogni timore,
fiero nel tuo sguardo,
colmo di calore,
passo dopo passo,
respiro dopo sospiro,
torni a vivere.
Guardo la Natura e comprendo
il senso del divenire,
dell’essere e non dell’apparire,
il motivo dell’esistere,
del resistere,
del credere,
del ripartire.
La vita è un argine che tracima emozioni.
Una guida che ci induce a maturazione.
L’evoluzione che si manifesta nel cammino.
Nulla permane immobile.
Ogni elemento ha un suo valore,
pieno o vuoto,
ombra o luce.
Ogni vita ha il suo tempo,
il suo sapore,
il suo essere movimento,
il suo esistere,
il suo momento.
Rimaniamo aggrappati
come foglie in bilico sul baratro,
aggrappati alla nostalgia di quel che ci ha colmato,
ed ogni passo è già passato.
Guardo
e nel colore comprendo
come la Natura di nobiltà ci insegna
che la vita e la morte
sono parentesi dell’essere,
gioia del divenire,
la punteggiatura che di un libro
all’apice di emozioni in poesia
colma di colore
in sfumature la nostra vita.
La vita che è esistenza
la vita come stella cometa,
che racchiude il suo valore
nell’intensità di luce emanata 
anche in sua assenza,
come foglie che prima della dipartita
esplodono in festa e nel colore
volando di armonica ebbrezza
a divenir nuova vita nel candore.
Vita,
intensa come istante
meravigliosa come in tutta la sua vita.

Milano, 23 dicembre 2021 09.41 a.m.


https://youtu.be/2r7P6zNLexY 

lunedì 21 settembre 2020

Un sospiro sospeso nel vento - di Marco Musso

 Un sospiro sospeso nel vento.



La vita bussa alla mia porta, lentamente, sento scricchiolare l’uscio del mio cuore. Non mi distinguo certo in questo, ho amato,… so amare… un dubbio mi accompagna, una sottile coltre di quel freddo e impalpabile mantello che, ingannevole, ricopre l’inverno del mio cuore, intorpidendo ogni mia emozione, accompagnandomi in quel percorso quotidiano che oso chiamare vivere.

La mia esistenza… dubbia… non capisco… non son capace… ogni domanda… per me una croce.

Il mondo per me è sempre stato un amico, ho sempre sorriso, perché è giusto sorridere, perché sorridere aiuta a vivere, perché il sorriso da luce alle oscurità della vita…. Non so poi perché… è come una dottrina che porto indelebile dentro, chissà poi perché… quell’amore così certo, così presente, così forte, indispensabile, a volte indisponente… un amore da sempre desiderato, che scartato, nella sua violenza si è rivelato.

E’ colpa mia, è colpa mia… l’invidia, al rabbia… 

E’ colpa mia, perché donando il mio amore ho alimentato la paura, il suo ardore, il timore che non fosse altrettanto capace… ho scartato quel dono che credevo fosse pieno di me.

A volte mi sento diversa dalle altre.

Io sento un peso, un macigno, ogni parola chiama la mia vita…

E’ come se nel colore tingessi il mio passato, come se volessi ricoprire ogni terrore, come se il mio pennello lenisse una ferita, una porta socchiusa, un frammento di vita, che nel mio cuore era tradita. Quella profonda verità che in quei tratti rivivo ancora.

Una mano di vernice a ricoprire la violenta piuma di quel padre che confuse sempre il senso dell’amore… in lui cercavo l’amore… in lui ho spento il cuore.

Il dolore ti indottrina, il dolore ti prepara, il dolore ti racconta, il dolore sai non mente. 

La ferita poi guarisce… il dolore si converte.

La vita è poi infondo magia, sorpresa ed ironia. Se una lacrima ti lava… la malinconia.

La vita è energia, riscoperta… magia… cambia rotta ogni momento perché muove il sentimento. 

La vita è navigare in gruppo o solitudine il mare… la tua rotta può sempre cambiare… basta solo navigare.

La mia anima qui si specchia e si confronta, persa nel colore scorre lenta.

Perché io, guardata male, giudicata, ghettizzata…

Il mio cuore corre forte, è un treno, un temporale, se non vola cade.

Io son forte, certa e saggia… 

Io non temo di soffrire perché nel cadere, io vivo, la mia forza è il sentimento…

Non mi arrendo… respirando…

Perché chi rinnega la vita è proprio colui che la ama di più… e ogni volta che l’allontana, l’afferra sempre più… e soffri, e ti disperi… ma dal dolore impari a vivere, impari ad apprezzare quello che hai, quello che sei, quello che vorresti essere e soprattutto… ti attacchi a quello che non vuoi perdere… la vita. 





Ogni parola chiama la mia vita da quel dolore che mi aiuta a sorridere





06 settembre 2007

domenica 13 settembre 2020

Afono respiro - di Marco Musso

 Afono respiro - di Marco Musso 


Teso,

Il respiro leso

cede il passo alla paura.

Un istante che in ombra si dilata

divora spazio e tempo,

divora ogni forza che nel cedere 

concede spazio alla paura.

Paura,

Si paura.

Uomo che per stereotipi è invincibile,

ruvido come quel cemento che dovrebbe reggere.

Invece uomo,

batti come il cuore che ti muove,

subisci violenza perché non usi violenza.

Mano nella mano.

Mano che ti stringe

e d’ironica aridità

Soffoca l’istinto

La voglia di sparire.

Sogni,

Accartocciati come foglie

Ingiallite dall’aridità

Soffocate da una rabbia

Che non ha inizio come fine.

Istante,

Rabbia,

Stringe,

Credo,

Soffro,

Vedo,

Luce intagliata di volgarità,

Piegata dalla cecità

Batte in una lotta,

Soffoca la vita

Quell lacrima che nel cadere

Infrange il cristallo

E soffocando muore.


Marco Musso - 13/09/2020 00.53 a.m.

venerdì 11 settembre 2020

Mancherai - di Marco Musso

 Mancherai - di Marco Musso 


Mancherai,

come l’ultimo respiro,

come ogni mattino,

come ogni attimo,

come l’equilibrio

che tra gioia e dolore,

tra rabbia e malinconia,

tra speranza e fantasia

mi traghetta come barca di carta

verso il mio destino.

Mancherai,

perché non sarò sazio senza amore,

non sarò grande senza cammino,

non saprò se ad ogni passo

sarai fiera di me.

Non ho scelto,

non volevo,

non potevo,

mancherai.

Non c’è emozione

che non conduca a soluzione.

Non c’è amore o dolore

che sia libero da condizione.

Mancherai,

quando questo equilibrio instabile

diverrà il mio futuro,

quando ogni onda si placherà,

quando ogni soffocata distanza

diverrà la consapevolezza

che risiedi in me ed io in te.

Io amerò,

crescerò,

lotterò e maturerò.

Io in equilibrio sul mio domani

ti sentirò in ogni luogo,

ti abbraccerò nel vento

e mi farò cullare dal calore che mi avvolgerà.

Mancherai come il fiato,

come il sogno,

come ogni attimo

che in quel che sono

parlerà di te.


Milano, 11 settembre 2020

domenica 30 agosto 2020

Un filo tra me e te - di Marco Musso


Passi

che a piedi nudi valicano

su un filo di tela

la distanza tra me e te.

Passi come cammino,

come distanza,

come equilibrio

tra amore e dolore.

Passi in salita

tra gioia e dolore,

destino od orrore.

La verità dell’esistenza,

della scelta,

della rabbia nel dolore,

dell’amore pregno di terrore.

Passi sopra specchi,

passi sopra cocci,

limpidi di trasparenza

taglienti di sofferenza.

Bolle di respiro

che in amore fan volare,

che in violenza fanno affogare.

Passi che in equilibrio

parlano di riflessi,

di vita nella morte,

di amore nella brace del dolore.

Passi e pugni,

afoni parole,

urla che non sentivi,

occhi lucidi che non vedevi.

Cicatrici di quello

che per me era amore,

che per te era la rivalsa del dolore.

Amore nella vendetta,

fumo della violenza,

la cristallina realtà

di un filo teso in equilibrio

nel brivido e nella caparbietà di essere,

nella cecità della violenza

il rapporto tra me e te.

Nasce dal dolore una reazione,

dalla violenza alla fine l’esistenza,

quella lacrima che ho versato

tra paura e cieco amore,

tra voglia di salvare e amore che ti assale,

nell’oscuro essere in equilibrio,

l’ombra tagliata in luce,

quell’inesauribile resilienza

che ti lascia affondare lentamente

in apnea

tra terrore e voglia di amore

prima di farti riemergere,

quella fragile essenza,

l’ironica lotta d’esistenza,

come pesce che in una rete di terrore,

da solo in acqua muore.


Milano, 30/08/2020